Mercoledì 3 giugno si è tenuta la serata riguadante il co-working e la banda larga. La serata è stata molto interessante e costruttiva in quanto sono state presentate 2 realtà di co-working attuali:
  • Padova, in ambito pubblico tramite il riutilizzo di spazi provinciali inutilizzati
  • Vicenza, tramite l’idea di alcuni architetti e in ambito privato
Lo spazio di co-working di Padova è stato raccontato da Diego Durello e Ilenia Zambonin, mentre lo spazio di co-working di Vicenza (chiamato Arca) è stato presentato da Stefano Grigoletti.  

A cosa serve il co-working?

Indipendentemente che lo spazio sia pubblico o privato, il succo non cambia: il co-working serve, forse da un po’ di tempo e per i prossimi anni. E’ un’esigenza nata molto prima negli Stati Uniti e poi applicata anche in Italia per offrire degli spazi a giovani che hanno bisogno di uno spazio per lavorare, per interagire con gli altri co-workers e per ricevere clienti.   Ma fisicamente come si presenta uno spazio di co-working? Solitamente si presenta come una serie di scrivanie dentro un ampio open space. E’ un ambiente che se visto vuoto da fuori non lo si riesce a definire come si potrebbe fare invece con un bar o un capannone di mobili chiusi, perché in questi spazi ciò che conta non è l’ambiente in sè, ma è l’insieme delle persone, il loro spirito, il loro modo di interagire e di lavorare. E’ un ambiente giovane, pieno di idee e di voglia di fare, che dà una professionalità alle varie attività che si insediano. A chi è rivolto? E’ rivolto principalmente a chi svolge (o vuole iniziare) un lavoro in cui serve un computer e una buona connessione, ad esempio consulenti, web marketer, programmatori, ecc. Molte volte questi spazi sono l’inizio di startup che hanno bisogno di uno spazio dedicato allo sviluppo delle loro idee innovative. Come funziona in modo pratico? Ogni co-worker, o gruppo di co-workers, ha a disposizione una o più postazioni dove collegare il pc e usare la connessione ad Internet principalmente. Molti spazi di co-working hanno anche una sala riunioni per meeting con i propri clienti o presentazioni di progetti. In base a come è impostato questo luogo si può pagare una quota mensile molto inferiore alle spese di affitto e utenze di un ufficio commerciale indipendente. Perché il freelance non può lavorare lo stesso da casa? Molti freelance, consulenti o programmatori iniziano e proseguono la loro attività da casa, ignorando i punti di forza di uno spazio di co-working. Solitamente all’inizio si parte da casa per tenere al minimo l’investimento iniziale (di solito serve solo un pc, la connessione ADSL, un po’ di mobilio, e la luce). Perché allora pagare per fare ciò che si faceva prima? Perché la differenza non è solo nel costo, anzi, la differenza sta proprio nel clima di condivisione, collaborazione e professionalità in cui si entra! Preentarsi ad un grosso cliente come il freelance solitario che lavora da casa ha un effetto diverso rispetto al freelance che si presenta con una sede piena di collaborazioni e una sala riunioni dedicata, ed inoltre si può contare sul supporto delle persone che partecipano al co-working.   Tutta la serata è stata mediata da Luca De Pietro, Docente di E-government ed E-democracy all’Università di Padova, il quale ha saputo intrattenere gli invitati ponendo domande utili e facendo interagire il pubblico con gli altri relatori. Ringraziamo ancora una volta chi ha partecipato a questo fantastico e importantissimo evento, utile tassello nella costruzione di una nuova cultura che ci aiuterà a capire sempre di più quali strade scegliere per non essere investiti dalla crisi generale ma che dà spunti per offrire nuove opportunità di lavoro.
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