Come dice Wikipedia, un FabLab è un termine inglese che significa fabrication laboratory, ossia una piccola officina che permette di progettare in digitale oggetti e produrli fisicamente. Questa produzione non è pensata per la produzione su larga scala di oggetti ma per fungere da laboratori per la prototipazione o la produzione di oggetti personalizzati. Inoltre sono ottimi luoghi per formare i giovani che vogliono sperimentare le loro conoscenze e studi potendo provare questa strumentazione senza doverla prima acquistare.

Come sono nati?

I FabLab sono nati molti anni fa negli Stati Uniti presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology). Sono nati e cresciuti con una crescita non pianificata, infatti la nascita è dovuto all’esigenza di sperimentare e di mettere in relazione le capacità del digitale con la creazione finale di uno o più oggetti. La loro diffusione è data dal fatto che si sono rivelati strumenti molto utili in tutti quegli ambiti dove è sorta la necessità di dare spazi per coloro avessero bisogno di studiare, progettare e realizzare qualcosa, per gli studenti che non hanno a volte i giusti spazi per mettere in pratica ciò che stanno o hanno studiato e per coloro che vogliono condividere idee con una community.  

Come funzionano?

Per spiegarlo in poche brevi parole possiamo dire che è innanzitutto una community, un insieme di strumenti, di conoscenze, di processi, un servizio. Una COMMUNITY perchè coinvolge le persone del posto, le mette in contatto, le fa collaborare e condividere le esperienze. Non solo una community locale ma anche globale dato che in ogni momento tutti i FabLab sono aperti a chiunque per poter scambiare idee e conoscenze anche fra più FabLab. Un insieme di STRUMENTI perché in un FabLab si fa, non si studia e progetta solo. Ogni FabLab dovrebbe avere una certa lista di utensili e macchine per la fabbricazione digitale, come ad esempio una stampante 3D, uno scanner 3D, macchine CNC e così via. Un insieme di CONOSCENZE perché, come già spiegato, la cosa più importante è la condivisione secondo il pensiero dell’Open Source, ossia condividere ogni esperienza ed essere aperti ad ogni idea, il riutilizzo di idee o porzioni di progetti altrui per creare progetti migliori o più complessi/completi. Un insieme di PROCESSI per cui ogni FabLab dovrebbe condividere anche la maggior parte dei processi. Con questo si intende che si dovrebbero seguire delle linee guida generiche per alcuni processi per permettere di “parlare la stessa lingua” e poter quindi condividere le esperienze con altri FabLab. Ad esempio, per la produzione di circuiti stampati, nei FabLab si usa la fresatura a controllo numerico piuttosto che l’incisione chimica per non rovinare le frese e non produrre polvere tossica. Un SERVIZIO poiché un FabLab è solitamente ideato e avviato da un numero ristretto di persone che lo progetta e lo dà come servizio alla comunità. Dare l’accesso alle macchine è infatti un servizio, come lo sono dare offerte formative, fare consulenze, riparare un oggetto, e così via. E’ importante quindi che un FabLab sia progettato in maniera di dare questo servizio e che possa essere sostenuto in tutte le sue spese studiando il metodo più vantaggioso per la comunità e i gestori.  

Dove sono attualmente?

Non è facile recensirli completamente in quanto quando nascono non devono affiliarsi a nessun ente o istituzione, sono semplicemente la condivisione di un metodo di innovazione. Qui sembra ci sia una mappa piuttosto chiara di come sono distribuiti nel mondo:

fablabClicca per visualizzare la mappa

Commenti da Facebook
Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare tag HTML- e gli attributi:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>